innovazione

2018…

1. AdTech e Digital Media
L’advertising nel digitale è stato troppo invasivo per troppo tempo e
quest’anno il settore AdTech soffrirà parecchio, come già sta
accadendo.
Ho visto in prima persona interi digital media che basavano la maggior
parte dei propri introiti su un eccesso di formati pubblicitari fallire in
modo eclatante, falcidiati dagli algoritmi di Google (e dagli stessi lettori
sempre più infastiditi) che in modo sempre più incisivo privilegiano la
qualità dei contenuti e penalizzano fattori come la pochezza
nell’esperienza utente e la pervasività delle inserzioni.
Come se non bastasse, il sempre maggior uso degli AD blocker (ora
persino integrati e attivi di default dentro Google Chrome), l’aggiunta di
nuove funzionalità per proteggere la privacy come quelle delle ultime
versioni di iOS e Safari (una vera mazzata al retargeting smodato) e i
nuovi requisiti in arrivo della GDPR danneggeranno notevolmente il
settore dell’AdTech e del programmatic advertising, in particolar modo
in quelle parti che non basano la relazione con gli utenti sulla
trasparenza dei dati.
Tutto ciò mentre le grandi aziende tech come Google e Facebook a
malapena si accorgeranno di tutti questi problemi e continueranno a
dominare il mercato, come già stanno facendo.
Basta vedere quello che è successo con il crollo del traffico organico per i
digital media nel newsfeed di Facebook, che si sono quindi visti segare
quella che in molti casi è l’unica gamba sulla quale poggiavano.
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Mai dipendere da un solo formato o canale per assicurarsi traffico in
ingresso (per gli editori) e generazione di lead (per le aziende).
Altrettanto preoccupante è la notizia che il maggior aumento di
traffico mobile per questi stessi digital media proviene in
quest’ultimo periodo dalle pagine in formato AMP: l’aumento di
traffico è in sé positivo e più o meno bilancia quello perso tramite
Facebook, ma costringe i publisher a cedere un’altra grossa fetta del
proprio potere a Google, che controlla interamente il canale e
l’esperienza delle AMP.
Contemporaneamente, soprattutto su mobile potremmo assistere
all’introduzione di nuovi formati non fastidiosi come lo sono invece
quelli attuali.
Gli utenti mobile continuano infatti ad associare la pubblicità ad una
customer experience negativa, ancor più che nella navigazione da
desktop.
Questo porterà i brand più innovativi ad essere maggiormente creativi
nel modo in cui pubblicizzeranno se stessi, alzando notevolmente la
barra nelle aspettative degli utenti e costringendo i concorrenti a
competere sull’esperienza complessiva piuttosto che sul messaggio o
sulla brand awareness veicolati dai vecchi formati pubblicitari.
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2. GDPR
Questa non è una vera e propria previsione, ma una certezza: la GDPR,
che è il nuovo regolamento sulla privacy a livello europeo, è infatti dietro
l’angolo con la sua entrata in vigore il 25 maggio 2018.
Ci sono ricerche di mercato come quella della Forrester che affermano
che ben l’80% delle aziende non sarà in regola per quella data, che
tuttavia non rappresenta un punto di arrivo ma un punto di partenza.
Anche se ci sono multe severe in caso di inadempienza, la GDPR non va
infatti presa come una minaccia o solo come una serie di noiosi
adempimenti burocratici, ma come un’opportunità per stabilire una
nuova relazione più sana con i propri utenti in tema di trasparenza e
qualità dei dati, che tra l’altro è proprio ciò che serve nel settore AdTech
come evidenziato nel capitolo precedente.
Soprattutto dopo le prime sentenze in materia che quasi certamente ci
saranno nei mesi successivi, che saranno di aiuto nel chiarire gli aspetti
più fumosi e meno definiti di questa nuova normativa, si profileranno
delle opportunità per le aziende più lungimiranti per ripristinare la
fiducia con i propri clienti e utenti e al contempo innovare prodotti,
servizi e modelli di business basati sull’uso di dati a larga scala.
Nel frattempo, il primo passo è trovare uno studio legale specializzato e
aggiornato in materia, metterlo assieme al tuo reparto IT e al tuo reparto
marketing, per poi farli lavorare per sistemare ciò che va cambiato per
essere in regola.
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3. BlockChain
Assieme all’Intelligenza Artificiale, quello della BlockChain è diventato
un argomento in pieno Hype che sta attraendo investitori e aziende, e
per questo motivo anche quella massa di consulenti e altri personaggi
che cercano di intercettarne il flusso di denaro.
Attenzione quindi ai buffoni della BlockChain. E’ incredibile vedere in
questi ultimi mesi, ma soprattutto settimane, quanti ciarlatani, che so
essere perfettamente tali avendone spesso misurato le competenze e
averne visto in diretta i disastri, siano diventati dei sedicenti BlockChain/
ICO/CryptoCurrency Guru/Advisor/Maestro/Enthusiast/ecc. (combinare a
piacimento).
Detto questo, quando si parla di BlockChain, la maggior parte delle
persone lo associano ai BitCoin ma non hanno idea di cosa sia di preciso.
Sebbene la BlockChain sia la base tecnologica per le criptovalute (che a
loro volta sono asset digitali che agiscono come mezzo di scambio,
basati sulla crittografia per renderne sicure le transazioni), si tratta in
realtà di uno strumento dalle ampie possibilità di utilizzo che serve a
strutturare e salvare i dati in modo sicuro.
Quando parlo di ampie possibilità, non mi riferisco quindi al solo
mercato finanziario. Ci sono molti altri settori che possono
beneficiarne, come quello della salute, dell’energia, dell’ospitalità,
dell’intrattenimento, ecc.
Questo è l’anno in cui la BlockChain potrebbe trovare la sua applicazione
in modo concreto al di fuori del contesto dei Bitcoin e simili.
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Quando viene infatti utilizzata come “libro mastro distribuito” (questa è
la definizione ormai consolidata), la BlockChain consiste in una serie di
blocchi di dati (o transazioni) concatenati tra di loro in modo
decentralizzato, senza quindi un’autorità centrale.
E’ proprio questo il punto: consentire la condivisione nel cloud di quel
libro mastro distribuito tra aziende o altre entità, senza dare a
nessuna di esse il potere di contraffarlo, ha implicazioni molto
profonde nel momento in cui le informazioni sulla provenienza di beni e
servizi, sull’identità, sulle credenziali e sulla proprietà digitale possono
essere immagazzinate e condivise in modo sicuro.
Non è detto che le criptovalute siano necessariamente il futuro (come si
può vedere anche dai crolli del mercato), ma sembrerebbe che la
BlockChain possa esserlo e penso che nel 2018 inizierà a dimostrare la
propria utilità.
In particolare aumenteranno le applicazioni decentralizzate e i protocolli
basati sulla tokenizzazione. Ci sono già team composti da persone molto
serie che si stanno rimboccando le maniche nel risolvere una serie di
problemi reali, basandosi sulle caratteristiche delle tecnologie legate alla
BlockChain.
Questo a sua volta può avere importanti implicazioni nell’intelligenza
artificiale: gli sviluppatori sperimenteranno sempre di più
combinando AI e BlockChain, ad esempio per mediare l’interazione tra
singole AI e la condivisione dei dati.
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4. Intelligenza Artificiale
Passando proprio al tema dell’Intelligenza Artificiale, anche questo
argomento rischia di essere percepito come una notizia ormai vecchia,
soprattutto dagli utenti.
Basti pensare ai vari Siri, Alexa, Cortana, chatbot, motori di
raccomandazione, robot e simili. Ne abbiamo sentito parlare tutti e nel
2017 abbiamo anche visto l’AI iniziare ad espandersi da questi settori a
tutti gli altri.
In termini aziendali, tuttavia, siamo solo agli inizi e c’è ancora un enorme
potenziale da realizzare, oltre a quello già intravisto in tecnologie come
Watson della IBM e simili.
Ad esempio, l’IA verrà impiegata sempre di più dalle aziende nei prossimi
mesi per connettersi e comunicare con i propri clienti, in modi in cui
questi ultimi potrebbero anche non rendersi conto, e questo avverrà in
ogni aspetto aziendale: servizio clienti, marketing, finanze, ecc.
Vedremo un uso sempre più spinto, economico e veloce
dell’automazione in cose come la generazione dei contenuti, email
personalizzate, così come alla stessa produzione industriale. Ad
esempio, la Marketing Automation sarà ancora di più… automatica.
Tutto ciò porterà a far sì che il modo (o meglio, i modi) in cui l’AI
verrà utilizzata in azienda influenzerà la stessa esperienza del brand
che ne avranno i clienti e i consumatori.
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5. Cyber Security
Sempre legato al tema dell’Intelligenza Artificiale c’è quello della
sicurezza, che di suo non è certo un argomento nuovo ma lo diventa nel
momento in cui sempre di più gli attacchi utilizzeranno tecnologie
basate sul machine learning.
Ad esempio, utilizzando chatbot, algoritmi per il riconoscimento del
linguaggio, attacchi alle password ancor più intelligenti, presa in
ostaggio di dispositivi connessi alla rete (ancora un punto dolente in
ambito Internet of Things) o altri sistemi che si possono adattare
rapidamente per evitare di essere riconosciuti.
A sua volta, gli stessi sistemi per assicurare la sicurezza useranno sempre
di più l’Intelligenza Artificiale per contrastare questo tipo di attacchi.
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6. Cloud
Non è solo ciò che facciamo con il cloud a cambiare (pensa alla
BlockChain, al Machine Learning, all’Internet of Things, ecc.) ma
anche come usiamo il cloud è a sua volta in evoluzione.
Una di queste evoluzioni è quella dei cosiddetti “container”, usati ormai
da vari anni ma che stanno cambiando considerevolmente il panorama
del cloud.
Quest’anno, anche per via di alcuni errori strategici dell’azienda che sta
dietro a Docker, vedremo sicuramente il prevalere di Kubernetes come
tecnologia di riferimento nell’ambito della gestione dei container.
Sempre nei prossimi mesi, questo porterà ad un’adozione massiccia di
questa piattaforma da parte delle aziende, che lo useranno in modo
serio per le applicazioni in ambiente di produzione.
Un’altra evoluzione fondamentale, che avrà un impatto anche nei
prossimi anni, è quella relativa al modo in cui gli sviluppatori
utilizzeranno il cloud e distribuiranno le loro applicazioni.
Anche se ci sono una serie di considerazioni da non sottovalutare sui
costi e su altri temi di natura strettamente tecnica, i concetti di
“Serverless” e “Functions-as-a-Service” cambieranno
profondamente l’architettura delle applicazioni sofware sul cloud,
ne semplificheranno l’uso e ridurranno le barriere all’ingresso per gli
sviluppatori.
Da questo punto di vista, il cambiamento è notevole e si può fare un
parallelo con il momento in cui a partire da una ventina di anni fa
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linguaggi come il PHP hanno semplificato notevolmente lo sviluppo
delle applicazioni web rispetto ai più impegnativi e “pesanti” paradigmi
precedenti, impattando enormemente e in modo positivo e aprendo le
porte della programmazione a molte più persone. Non sempre con livelli
qualitativi eccezionali, a dir la verità, ma sbloccando comunque una
grande crescita dell’economia digitale.
Questo infatti a sua volta farà sì che i programmatori si trasformeranno
sempre di più in “costruttori” e che anche figure tradizionalmente non
del settore potranno scrivere e gestire operativamente le proprie
applicazioni, grazie anche agli avanzamenti indicati sopra in termini di
intelligenza artificiale e Machine Learning che verranno usati per scrivere
parte dello stesso codice.
Anche gli ambienti di sviluppo (IDE) contribuiranno a semplificare
ulteriormente lo sviluppo sofware in questa direzione e ad essere
sempre più integrati con la pipeline di deployment.
Già ora sono ad esempio disponibili IDE sul cloud integrati con le
piattaforme come AWS, per facilitare il ciclo di sviluppo riducendo alcuni
limiti nell’impiego delle infrastrutture IaaS in ambiente di sviluppo.
Il modello Serverless a sua volta faciliterà la scrittura, il deployment e
persino la migrazione delle applicazioni, contribuendo ad ulteriori
evoluzioni nei ruoli adibiti alle Operations.