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Perché è il momento giusto per avviare un e-commerce

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Per avere un’idea dei ritmi di crescita del mercato e-commerce a livello globale, basterebbe dare uno sguardo al fatturato di Alibaba negli ultimi quattro trimestri. Il colosso cinese continua a espandersi a una velocità vertiginosa: soltanto tra gennaio e marzo 2017 ha visto salire i profitti netti dell’85% con un utile pari a 1,43 miliardi di dollari.

Anche l’Italia sta reclamando la sua parte in un settore, quello degli acquisti online, che sembra non conoscere crisi. Secondo l’ultimo rapporto Assintel, associazione nazionale delle imprese Ict di Confcommercio, nel nostro Paese lo shopping sul web vale quasi 20 miliardi di euro, con una crescita annua vicina al 20%. Numeri che raccontano il cambiamento in atto delle abitudini degli italiani, dalla spesa per beni alimentari all’abbigliamento.

icilio della nota catena di supermercati, ha effettuato oltre un milione di consegne ai propri clienti per un fatturato complessivo di circa 160 milioni di euro.

Niente male, soprattutto se si pensa che la vendita è attiva solo in cinque regioni (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte).

I settori che tirano di più

In generale, però, la quota più grossa degli acquisti online riguarda il settore turistico: biglietti di volo, camere d’albergo, airbnb e via discorrendo rappresentano oltre il 40% del mercato italiano. Al secondo posto troviamo l’elettronica – sostenuta dai grandi market place come Amazon e Ebay – tallonata a poca distanza dall’abbigliamento. Quest’ultimo segmento è quello più promettente per chi ha intenzione di investire nel nostro Paese. Secondo una recente elaborazione dell’Ufficio studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Istat, la quota di italiani che hanno scelto di acquistare vestiti o articoli sportivi sul web è passata dal 16,9% del 2005 al 37,1% del 2015. Ma chi c’è dietro la tastiera? Nella gran parte dei casi, l’acquirente è donna, ha meno di 24 anni e abita in un piccolo centro, dove la moda è più facile che arrivi dentro un pacco postale.

Cresce la spesa in innovazione

Il business fiorente e la trasformazione degli usi stanno convincendo sempre più piccole e medie imprese – lo zoccolo duro della nostra economia – a investire in innovazione e digitalizzazione: dal semplice dominio fino ai server virtuali per i progetti più solidi e ambiziosi. Assintel report ha recentemente fotografato l’andamento della spesa IT nel primo trimestre di quest’anno, registrando un nuovo incremento del budget messo a disposizione dalle aziende (+3,9%, 7,2 miliardi in più rispetto allo stesso periodo del 2016). L’attenzione verso il cliente è uno degli ambiti su cui si stanno concentrando maggiormente gli sforzi degli imprenditori: le stime parlano di una crescita a doppia cifra e un giro d’affari pari a 4 miliardi. Gli investimenti si muovono su due binari: social media da una parte e user experience dall’altra.

Restando nel settore dell’industria tessile, circa un’attività su quattro dichiara di usare almeno un social media, “principalmente per sviluppare l’immagine dell’impresa o del prodotto”. Ancora è poco, ma il trend è positivo e destinato ad avanzare nei prossimi anni. Quello che non si può rimandare invece è l’investimento sull’esperienza degli utenti, decisiva in un mercato maturo dove la qualità salta subito all’occhio.

Il futuro dell’e-commerce è mobile

Fondamentale per chi intende avviare un business online è avere un sito web responsive, cioè in grado di adattarsi di volta in volta alle dimensioni del dispositivo (notebook, tablet, smartphone). Oggi, infatti, si parla di “Mobile commerce”, per indicare le transazioni avvenute a mezzo telefono: lo scorso anno il loro valore si è attestato intorno a 5 miliardi, cioè il 27% del mercato dell’E-commerce business to consumer del Belpaese. “Gli italiani – si legge nel rapporto Assintel – utilizzano il proprio device non solo in fase di pre-acquisto, per la raccolta d’informazioni o la comparazione dei prezzi, ma anche per terminare l’operazione, aumentando quindi anche il tasso di conversione complessivo. Una ragione in più per giustificare lo sviluppo di siti mobile-friendly o di app ad hoc per l’offerta dei propri prodotti e servizi online da parte di merchant italiani”.

di Daniele Virgillito